CER e autoconsumo: l’UE traccia la rotta per snellire autorizzazioni e procedure

L’UE, promotrice sempre più attiva delle CER
Le comunità energetiche e l’autoconsumo ricevono un nuovo impulso dalla Commissione europea, che punta a rendere più semplici autorizzazioni e iter amministrativi. La Raccomandazione (UE) 2026/1007 prevede semplificazioni, sostegno economico per i nuovi investimenti, sportelli unici per gestire le pratiche e maggiori incentivi per l’autoconsumo.
Il provvedimento, adottato il 30 aprile 2026 e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea l’8 maggio, invita gli Stati membri a introdurre misure capaci di favorire lo sviluppo delle comunità dell’energia in vari ambiti, tra cui riscaldamento, raffrescamento, produzione elettrica e riqualificazione degli edifici. L’obiettivo è contribuire al raggiungimento dei traguardi europei in materia di rinnovabili e ristrutturazione.
Il quadro normativo
La Commissione europea ha definito una serie di orientamenti per gli Stati membri sul tema delle comunità energetiche e dell’autoconsumo da fonti rinnovabili. I riferimenti principali sono la direttiva (UE) 2018/2001 sulle energie rinnovabili e la direttiva (UE) 2019/944 sul mercato interno dell’energia elettrica, entrambe aggiornate dalla direttiva (UE) 2024/1711. La raccomandazione rientra nel più ampio “Pacchetto Energia e cittadini” e punta a portare a 90 GW la capacità rinnovabile installata dalle comunità energetiche a livello europeo.
Autorizzazioni più semplici
Il punto centrale riguarda la semplificazione dei procedimenti autorizzativi. La raccomandazione chiede agli Stati di eliminare le autorizzazioni per gli impianti fotovoltaici di piccola taglia e di rimuovere vincoli burocratici e ostacoli normativi per batterie plug-in e pannelli solari da balcone fino a 800 W.
Per gli impianti di dimensioni maggiori, il testo propone regole di connessione alla rete chiare, proporzionate e con tempi definiti entro cui il gestore deve rispondere al cliente finale o alla comunità energetica. Quando la rete non ha capacità sufficiente, si suggerisce di consentire accordi di connessione flessibile per chi gestisce sistemi di accumulo o raggiunge alti livelli di autoconsumo locale.
Effetti sulla progettazione
Per chi lavora nella progettazione o nell’assistenza alla costituzione delle CER, questi orientamenti hanno effetti concreti. Da un lato, la riduzione degli oneri autorizzativi per i sistemi più piccoli abbassa tempi e costi delle istruttorie. Dall’altro, termini certi per le connessioni e la possibilità di accordi flessibili con i gestori di rete incidono sulla fattibilità tecnica ed economica dei progetti, soprattutto quando produzione e consumi sono variabili.
La raccomandazione invita inoltre i gestori di rete a considerare nei propri piani di sviluppo la crescita prevista dell’autoconsumo e delle comunità energetiche, così da consentire investimenti in anticipo. Questo aspetto ha conseguenze dirette sulla pianificazione delle infrastrutture di connessione e sui costi iniziali a carico delle CER.
Digitalizzazione e sportello unico. Sul piano amministrativo, la Commissione chiede procedure di registrazione semplici, trasparenti e digitali per gli accordi di condivisione dell’energia. Quando i partecipanti superano una certa soglia, l’iniziativa dovrebbe essere formalmente qualificata come “condivisione interna dell’energia”, così da semplificare comunicazioni e registrazioni.
Di particolare rilievo è anche la previsione di uno sportello unico, online e dove possibile anche fisico, per consulenza tecnica, giuridica, amministrativa, economica e finanziaria, oltre che per presentare domande e seguire l’avanzamento delle pratiche. Questo strumento punta a ridurre la frammentazione oggi presente nelle procedure di incentivo e connessione, che coinvolgono soggetti diversi come GSE, gestori di rete ed enti locali.
Scenario italiano
Per l’Italia, il recepimento delle direttive di riferimento è affidato al decreto legislativo 199/2021 e al decreto MASE di marzo 2023, che hanno definito le regole operative per le comunità energetiche rinnovabili e l’autoconsumo collettivo. La raccomandazione europea diventa quindi il parametro con cui valutare l’adeguatezza dell’attuale quadro normativo e le possibili correzioni future, soprattutto su semplificazione e riduzione degli oneri amministrativi per le CER più piccole.
Il piano d’azione allegato prevede diverse misure nel biennio 2026-2027, tra cui strumenti finanziari dedicati alle comunità energetiche, il rifinanziamento del supporto europeo alla fase di pre-sviluppo e 12 milioni di euro di Orizzonte Europa per algoritmi basati sull’intelligenza artificiale per ottimizzare la condivisione locale dell’energia. Entro il 2027 è anche prevista la pubblicazione di un contratto tipo standard per la collaborazione tra sviluppatori di progetti rinnovabili e comunità energetiche.

La situazione delle CER in Italia
Lo scenario italiano delle CER è molto lontano dall’essere chiaro, quindi cerchiamo di fare chiarezza. Alla data 31 dicembre 2025 il GSE riporta la presenza di migliaia di CER costituite, di cui 904 CER qualificate che possono ricevere la tariffa incentivante. Ancora oggi la qualifica si rivela essere lo scoglio sul quale si incagliano molte configurazioni di consumo autodiffuso. La maggior parte delle CER, 511, si trovano nel nord Italia. Mentre la Lombardia ha il maggior numero di CER e la CER con più iscritti (CER del Luinese con 290 iscrizioni) il Piemonte è la regione che per ora è riuscita a coinvolgere il maggior numero di soci (2296 utenze), a impegnare più potenza (25 Mw) e a qualificare la Comunità Energetica con la potenza impegnata maggiore (Comunità Energetiche Rinnovabili Quaregna Cerreto, 1800 Kw). Il Sud Italia conta 258 comunità energetiche, mentre il Centro solamente 135. Lombardia, Piemonte, Sicilia e Veneto sono le 4 regioni con più Comunità Energetiche.
Di queste 904 Comunità Energetiche attive, il 77,1% hanno ricevuto meno di 10 iscrizioni (la media di iscritti è 8,7).
Nel complesso, il quadro descrive un ecosistema in espansione ma ancora polarizzato: tante CER nascono, ma per ora restano di dimensioni contenute. Per un aggiornamento giornalistico, i dati più utili da evidenziare sono la concentrazione geografica, la prevalenza delle comunità piccole e il divario tra potenza installata e numerosità dei soci.

